Poteva essere una bella giornata di sport e invece…

Vorremmo dedicare qualche riga al surreale contesto trovato al campo di Mezzano sabato scorso, 28 febbraio, per la partita Mezzano – Faventia di seconda categoria.

A venti minuti dall’inizio della partita, fa il suo ingresso in tribuna un manipolo di una quarantina di personaggi con felpe nere autoproclamatisi “Curva Duri” o “Brigata duri” visto che di curve pare non essercene traccia. Dalla fase di riscaldamento fino a fine partita i “Duri” non hanno trovato di meglio da fare che dedicarsi unicamente a insulti (anche di matrice razzista) e minacce con picchi di volgarità davvero inarrivabili. Ce n’è per tutti: giocatori, madri di giocatori (alcune in tribuna a pochi metri da loro), allenatori, tifosi del Faventia, faentini in generale.

E fin qui è semplicemente la fotografia del degrado sociale che, inaspettatamente, si vive a Mezzano, evidentemente incapace di offrire alcuna alternativa a questi ragazzi.
Ma incredibilmente il peggio doveva ancora arrivare: al seguito del Faventia c’erano 8 ragazzini (figli di giocatori e compagni delle squadre giovanili) con tamburo e bandiera che a metà del secondo tempo, dopo essere stati continuamente e ripetutamente insultati e minacciati sin da inizio partita, sono stati aggrediti dai sedicenti “Duri”. Scene da far west: una decina di questi impavidi bulli da branco ha affrontato i 15-16enni, chi sguainando cinture e fibbie, chi slacciando la felpa per essere più libero di colpire, chi cercando il contatto con alcuni adulti accorsi a difesa dei ragazzini. Ovviamente c’erano anche bimbi più piccoli a pochi passi, spaventati e in lacrime.

Tutto questo succede sotto gli occhi accondiscendenti della Società Mezzano che, nonostante i numerosi precedenti ed il numero di sanzioni fin qui subite dalla FIGC (evidentemente insufficienti e facilmente recuperabili, a detta di un dirigente locale, dagli introiti del bar grazie alla generosa capacità di spesa in alcolici degli assetati “Duri”) non ha coinvolto, come da noi richiesto per iscritto, né preventivamente né successivamente le forze dell’ordine lasciando i propri alticci seguaci liberi di pascolare nel selvaggio contesto sopra descritto.

Peccato perché la partita è stata bella e molto intensa ed i giocatori, pur nel pieno dell’agonismo, hanno mantenuto rispetto reciproco e dato il loro massimo.
Si prospetta un grande finale di campionato che, al temine, rivelerà chi sarà la squadra e la società pronte per salire di categoria.

A prescindere dall’epilogo però, auguriamo alla disagiata brigata di risolvere la propria inquietudine e riuscire ad andare al campo a tifare la propria squadra senza la necessità di scaricare tutta la propria frustrazione su chi invece ci va per vedere o giocare una partita di dilettanti.

Infine, un suggerimento: forse basterebbe, post sbornia, mostrare loro un video che li riprende nelle loro intrepide gesta e chiedergli quale fosse il “branco di scimmie” più volte invocato riferendosi ai ragazzi di colore dentro e fuori dal campo.

Non abbiamo ambizioni che capiscano: sono duri.

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